Novembre 30th, 2011

Nebbia

La settimana scorsa, che avevamo un po’ di tempo a disposizione, siamo andati nel campetto nelle campagne del paese, dove c’è la casetta semi diroccata di nonno, che io non l’ho nemmeno mai conosciuto, è morto due anni prima io nascessi. Nonna ne parlava spesso, anche se non ricordo nemmeno una parola, se non l’amore delle sue mani ruvide sul mio viso.

Gli altri hanno vissuto entrambi e ricordano certamente molto di più.

Abbiamo dovuto sollevare di peso uno stipite del cancello per entrare, perché gli sterpi, alti e fitti, ne bloccavano l’apertura.

La nebbia pienissima che si vedeva a cinque metri di distanza. Abbiamo raggiunto il piccolo capanno degli attrezzi, che è in parte crollato sotto il peso della neve dello scorso anno. Era fatto di mattoni, di quelli vecchi vecchi che su alcuni ci vedi le mani delle persone.

Ne abbiamo raccolti quattrocento, passati uno per uno tra le mani di noi quattro fratelli, fino a caricarli sul furgone. Serviranno a fare i camini della casa del maggiore di noi, che è quasi terminata.

La nebbia anche stamattina non mancava, come sempre ultimamente. Ma mio fratello è andato ad abitare in un posto vicino al lago che la nebbia non c’è mai. Comunque c’è sempre un po’ di stupore, in quel tratto di un centinaio di metri dove si passa improvvisamente a un sole caldo, fino a pochissimo prima invisibile.

Arrivati nella corte, sul tetto nuovo, ecco i camini di mattoni riscaldati dal sole.

È tornata la nebbia di una quindicina di anni fa. Il resto è cambiato.

La nebbia avvolge tutto, lo sfuoca e lo arrotonda mentre ti riempie di quel freddo gelido che fatichi a togliertelo di dosso. È nei mie ricordi, indelebile, e come i miei ricordi, almeno quelli più antichi.

Questa nebbia gelata, strano a dirsi, ma a me riscalda il cuore.

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